Sapevi che i glitter sono stati vietati nell'Unione Europea?

Questa iniziativa mira a contrastare gli effetti negativi delle microplastiche sull’ambiente e sulla salute umana. I cosmetici però saranno gradualmente sottoposti alle nuove regole: i glitter presenti nei prodotti da risciacquare saranno disponibili fino al 16 ottobre 2027 e in quelli da lasciare sulla pelle fino al 16 ottobre 2029.

Nel 2030, saranno vietate le microparticelle di polimero sintetico utilizzate per incapsulare profumi. Nel 2031, il divieto coprirà granuli che riempiono superfici sintetiche negli impianti sportivi. Alla fine, nel 2035, il divieto si estenderà a rossetti, smalti per unghie e altri prodotti per il trucco.

Questa decisione fa parte della strategia dell’Unione Europea nella lotta contro l’inquinamento e nel processo di transizione ecologica. La Commissione Europea spiega che le nuove normative mirano a prevenire il rilascio di circa mezzo milione di tonnellate di microplastiche nell’ambiente. Anche se i glitter costituiscono una parte relativamente piccola dell’inquinamento totale, la sua eliminazione è di primaria importanza.

Il divieto non riguarda i glitter realizzati con materiali biodegradabili, organici o solubili in acqua.


Risorse PNRR 2023

600 milioni di euro di risorse PNRR faranno parte degli interventi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica sui settori della raccolta di rifiuti, della logistica e del riciclo di rifiuti di apparecchiature elettriche, elettroniche, carta e cartone.

I fondi saranno destinati alla meccanizzazione della raccolta differenziata e alla creazione di ulteriori strutture di trattamento dei rifiuti. Le risorse complessive sono state destinate per il 60% alle Regioni del Centro-Sud e al 40% alle Regioni del Nord. I progetti includono l’ammodernamento di impianti già esistenti e il miglioramento della raccolta soprattutto dei rifiuti plastici.

 

Interzero Italia vi accompagnerà nel viaggio verso la neutralità ambientale e l’economia circolare.


Indice di circolarità: cos’è e come si misura

Per questo motivo, conoscere le definizioni e gli indici di misurazione può essere un grande vantaggio: gli indicatori e i parametri sono gli alleati perfetti per quantificare il margine di miglioramento e i successi in materia di aspetti talvolta difficili da misurare.

La Specifica Tecnica UNI 11821 è entrata in vigore in Italia il 30 novembre 2022 e descrive un metodo di rating univoco per la misurazione del livello di ‘circolarità’ di una azienda, di qualunque dimensione. La norma di riferimento è applicabile sia a livello micro (singole organizzazione, inclusi enti locali), sia a livello meso (gruppi di organizzazioni come distretti industriali o filiere produttive). Il livello macro (regione/paese) è escluso dal perimetro di applicazione seppure l’Appendice B indichi linee guida per la misurazione di circolarità anche a questo livello.

L’indice può misurare tutto ciò che viene prodotto nelle aziende, in tutti i settori e senza eccezioni. I dati necessari al calcolo dell’indicatore devono provenire da processi appartenenti ad una o più fasi del valore come la progettazione, l’approvvigionamento, la produzione, la distribuzione e la vendita, l’utilizzo e consumo e il fine vita. La natura degli indicatori può essere quantitativa, qualitativa e semi-quantitativa.

Per ‘Indicatore di circolarità’ si intende una misurazione del ‘livello di circolarità’ di una impresa. Il ‘livello di circolarità’ (LdC) è il posizionamento aziendale in relazione a un sistema di rating che, nel caso della Specifica Tecnica in oggetto, è costruito in base alle seguenti dimensioni della ‘sostenibilità’: materiali, energia e acqua, rifiuti e emissioni, logistica, prodotti e servizi, risorse umane, asset policy e sostenibilità. Ogni dimensione sottende un set di indicatori, soddisfatti i quali l’impresa ottiene un posizionamento ovvero un livello di circolarità.

La standardizzazione di un indice di circolarità potrebbe permettere un riconoscimento a livello europeo e, quindi, un sostegno in più nel percorso di transizione energetica delle aziende. I passi compiuti a livello legislativo dal Consiglio Europeo sono un aspetto incoraggiante, ma avere a disposizione un metodo di analisi che permette di ottenere dati precisi permetterebbe un parallelismo tra la circolarità e la certificazione ambientale di prodotto.

Il tema della misurazione del livello di circolarità assume un’importanza rilevante anche nel calcolo degli impatti e nell’adozione di misure di mitigazione, riduzione e compensazione al fine di migliorare la performance ambientale dell’azienda. Un’accurata misura della propria circolarità costituisce, inoltre, un’opportunità di marketing e di attrattività per investitori e partner.

Quanti modi esistono per misurare la circolarità?

Uno tra gli elementi più comuni tra i diversi metodi esistenti è la redazione di un bilancio input – output seguendo un approccio “Life Cycle Based”. In generale, come indicato dal Ministero dello Sviluppo Economico nel documento di inquadramento e di posizionamento strategico “Verso un modello di Economia Circolare per l’Italia”, l’approccio nella definizione di un bilancio può essere graduale sia nel considerare le tipologie di risorse da inventariare (materiche, energetiche), sia per il grado di approfondimento (es. nel coinvolgimento o meno dei fornitori o di altri soggetti della filiera).

Interzero ha l’esperienza per condurre le attività di misurazione della circolarità aziendale. L’azienda riceverà un documento analitico che conduce alla valutazione dell’Indicatore di Circolarità e un attestato relativo all’Indicatore di Circolarità. Interzero garantisce un servizio affidabile: l’Indicatore di Circolarità calcolato segue la normativa vigente (la Specifica Tecnica UNI 11821) ed è quindi certificabile. In aggiunta, Interzero offre anche il Supporto alla certificazione dell’Indicatore di Circolarità, garantendo sempre massima competenza e trasparenza. I consulenti ambientali di Interzero mettono a disposizione la propria preparazione nel campo di analisi dei cicli di vita dei prodotti e nel riutilizzo di materiali giunti a fine vita per garantire ad ogni azienda una transizione ambientale sicura ed efficace nel pieno rispetto delle normative.


Gli obiettivi della COP27 per le emissioni e le energie rinnovabili

Lo scopo del COP27 è principalmente uno: trovare e adottare soluzioni che permettano di arrivare alla neutralità climatica entro la metà del secolo e l’impiego di energie rinnovabili al 100% entro il 2035.

Il contesto di questa Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima è un contesto difficile e reduce da fenomeni metereologici estremi e una crisi energetica che compromette ogni anello della catena produttiva. Nonostante ciò, i dati promettenti degli ultimi mesi dimostrano la resilienza dei Paesi a fronte della crisi climatica e hanno visto un incoraggiante miglioramento dei dati riguardanti il riciclo e la riduzione delle emissioni di CO2. Però rimane fondamentale trovare una linea di accordo per proteggere il futuro del nostro Pianeta e coordinarci sulle soluzioni da adottare nell’ottica dell’economia circolare.

Le azioni da mettere in campo sono, come indicate alla COP21 di Parigi, fondamentali per il Pianeta. Prima di tutto, occorre intensificare gli sforzi per cercare di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C al di sopra delle temperature preindustriali; quindi, limitare il più possibile l’impatto che le industrie hanno sul pianeta. Quali sono gli obiettivi della COP27?

Innanzitutto, la mitigazione del cambiamento climatico attraverso la riduzione delle emissioni. Siamo sulla buona strada, ma il margine di miglioramento c’è e i risultati di neutralità ambientale sono più raggiungibili che mai. L’impiego di nuove tecnologie e di fonti di energia rinnovabile, l’efficientamento energetico delle vecchie apparecchiature, la modifica delle pratiche di gestione o del comportamento dei consumatori sono soluzioni che i Paesi dovranno mettere in atto presentando obiettivi di contenimento. Il secondo punto sull’Agenda della COP27 è l’adattamento al cambiamento climatico e, di conseguenza, agevolare i finanziamenti per il clima e gli investimenti su risorse sostenibili di energia al fine di contenere il danno.

La crisi energetica e la crisi climatica sono aspetti che vanno attenzionati nello stesso momento. L’approvazione di leggi sul clima per tagliare le emissioni di gas serra saranno il primo passo per arrivare alla neutralità ambientale e toccheranno i settori elettrici, dei trasporti e dei riscaldamenti. L’impegno della transizione energetica verso risorse non dannose per il pianeta e l’annullamento per emissioni è l’argomento che più sta a cuore ad Interzero e alle aziende che richiedono il nostro aiuto per diventare parte attiva della soluzione.


Direttiva UE sui caricatori comuni

Lo scopo principale è la riduzione di rifiuti elettronici associati alla produzione, al trasporto e allo smaltimento dei caricabatterie: la direttiva agevola i consumatori nel compiere scelte più sostenibili durante l’acquisto e l’uso di apparecchi tecnologici. Verrà infatti introdotto un simbolo che specifica se un nuovo dispositivo viene fornito di caricabatterie e un’etichetta che informa sulle prestazioni di ricarica: in questo modo, i consumatori potranno scegliere se acquistare un nuovo dispositivo con o senza caricatore e usare lo stesso caricabatterie per più dispositivi.


La Responsabilità Estesa del Produttore: di cosa si tratta?

L’EPR assegna al produttore la responsabilità del prodotto immesso sul mercato anche nella fase post consumo. In questo modo il produttore può essere responsabile della parte organizzativa. della prevenzione dei rifiuti, della riutilizzabilità e riciclabilità dei prodotti.
I programmi di prevenzione di rifiuti e i miglioramenti dei design in fase di progettazione giocano un ruolo fondamentale nell’estensione della vita dei prodotti immessi sul mercato.
Con la ricezione del EPR è stato introdotto un Registro Nazionale dei Produttori, al quale dovranno iscriversi tutti i soggetti sottoposti al nuovo regime di responsabilità.
La missione di Interzero Italia è quella di ridurre drasticamente le quantità di rifiuti donando ai prodotti una seconda vita grazie al riutilizzo e incentivando l’adozione di tecniche di design e progettazione di prodotti ecosostenibili.


Trattato sulla plastica: a che punto siamo?

Si gettavano così le basi giuridiche per costruire il primo Trattato mondiale sull’inquinamento plastico legalmente vincolante. Un momento storico, l’accordo più importante dai tempi degli Accordi sul clima di Parigi: un provvedimento che prende in considerazione dal punto di vista legale tutte le fasi del ciclo di vita della plastica. Questa risoluzione prevedeva l’istituzione di un Comitato Intergovernativo di Negoziazione a cui veniva riservato il compito di definire una proposta di Trattato globale contro l’inquinamento plastico entro la fine del 2024. L’importanza di questo trattato sta nella sua natura di vincolo giuridico, un provvedimento che riaccendeva la speranza di assistere ad un cambiamento concreto e desiderato collettivamente dalla grande maggioranza degli esponenti politici del mondo.

Come si è evoluta la questione?

Sono nate due prospettive sulla strategia fondamentale da seguire: ridurre la plastica o potenziare la gestione del riciclo? Da un lato troviamo l’Europa e i paesi africani che spingono per una riduzione della produzione dei polimeri plastici. Dall’altro lato, paesi come Stati Uniti e Arabia Saudita affermano che la soluzione non stia nella riduzione della produzione ma nel miglioramento dei sistemi di riciclo della plastica.

Gli investimenti e gli impegni sul sistema di riciclo rimangono di fondamentale importanza, ma anche quando le nostre energie si concentrano sulla miglior gestione possibile dei rifiuti, non bisogna dimenticare la quantità di plastica che viene rilasciata nell’ambiente ogni anno. La via più efficace è senza dubbio l’economia circolare: solo chiudendo il cerchio possiamo ambire a ripensare il modo in cui noi e le aziende utilizziamo le materie plastiche.

Per questo motivo Interzero si augura e si impegna in una svolta circolare dei sistemi produttivi dei materiali plastici: immettere materiali riciclati nel mercato permette di sopperire alla necessità di aumentare la produzione di plastica. All’interno di un’economia circolare, i beni e i materiali godono di più vite ed entrano in un “loop” produttivo rispettoso in termini di utilizzo delle risorse e di immissioni di materiali plastici nell’ambiente. Conoscere la lunghezza della vita dei prodotti in plastica permette di calcolare per quanto tempo e per quante volte possono essere utilizzati. Permettere ai materiali plastici di vivere in più forme significa un’importante riduzione dei rifiuti ambientali: per questo motivo, l’implementazione dei principi dell’economia circolare su larga scala ci permetterà di ridurre i rifiuti e risparmiare risorse.

 

resources SAVED by recycling Video


I rifiuti sono una risorsa

Parliamo con Anna Grom, amministratore delegato di Interzero Circular Solutions Europe, dei modelli di business circolari in un mercato segnato dai conflitti internazionali e dalla pandemia. Questa situazione di tensione ha mostrato la fragilità delle filiere e ha mostrato quanto può costare la mancanza di materie prime strategiche.

L’economia circolare si pone come soluzione a queste problematiche. Si rafforzerà l’uso del riciclo e aumenterà la sicurezza di risorse energetiche, economiche e di materie prime ambientali. Quali sono le nuove prospettive dell’economia circolare? Anna Grom ha risposto alle nostre domande e ci ha presentato il cambio di modello che il mercato sta mettendo in atto.

Ora Ambiente: con prima la pandemia e ora la guerra in Ucraina, l’ecologia aziendale è andata in malora?

Anna Grom (AG): In tempi di costante cambiamento e serie sfide che affrontiamo, sia per i governanti che per la società, la sicurezza è diventata la cosa più importante. Eravamo preoccupati che nel settore dei rifiuti gli eventi attuali avrebbero messo in ombra le questioni della sostenibilità e dell’economia circolare. Tuttavia, è successo il contrario. Abbiamo capito che l’economia circolare è un rimedio ai problemi attuali. Grazie ad essa aumenta la sicurezza energetica, economica, delle materie prime e ambientale. Si rafforza così il ruolo del riciclo e del closing loop, che garantiscono all’economia l’accesso alle materie prime fondamentali e il loro uso più lungo. Pertanto, se la pandemia, oltre alla dolorosa dimensione umana, ha accelerato la digitalizzazione, le attuali turbolenze geopolitiche e di mercato hanno creato le condizioni favorevoli per cambiare i modelli di business verso quelli più sostenibili.

E sta succedendo?

AG: Indiscutibilmente. Possiamo anche parlare di un cambio di paradigma. Fino a qualche anno fa, quando parlavamo con i clienti di questioni ambientali, molte di queste discussioni si concentravano su un’immagine verde e azioni a breve termine. Ora è completamente diverso, perché dominano le visioni a lungo termine e le aziende sono interessate a sviluppare modelli di business sostenibili. Lo vediamo particolarmente nei settori automobilistico, alimentare e cosmetico.

Ha senso un tale cambiamento nel modello di business in una piccola e media impresa?

AG: Stiamo parlando della competitività delle aziende nel prossimo futuro. Parte delle aziende ha capito che il momento del cambiamento è qui e ora. Non possiamo far passare altro tempo perché il mondo si sta preparando, le aziende devono accettare la sfida, altrimenti dovranno tenere conto di una diminuzione della loro quota di mercato. Ricordiamo che la condizione dell’economia locale dipende in larga misura dalle piccole e medie imprese. La cosa più importante è che possiamo aiutarle. Basta contattarci.

Ma i modelli di business non devono essere correlati alla legislazione vigente?

AG: C’è stato anche un cambiamento nella posizione delle imprese in questo ambito. Un anno fa avrei detto che le aziende avrebbero aspettato le nuove regole prima di agire. Ora il business non esita più, perché gli imprenditori si rendono conto che non si tratta di se, ma di quando. E il tempo qui gioca un ruolo chiave, soprattutto di fronte alle strategie sempre più audaci di quelle aziende che hanno già annunciato che entro il 2027 avranno imballaggi riciclati al 100%. Ciò significa che vince chi si aggiudica prima le materie prime seconde. A questo si aggiunge l’offensiva legislativa dell’UE. Solo pochi giorni fa la Commissione Europea ha pubblicato una bozza di regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio che segue una direzione ben nota. I paesi membri hanno ridotto i rifiuti, aumentato i tassi di riciclaggio e l’uso di materiali riciclati nei prodotti.

È solo che la legislazione nazionale non sempre tiene il passo con la legislazione europea.

AG: Vero, ma il business responsabile si sta preparando per il futuro e sta già esplorando le opzioni disponibili oggi. Dalla versione di soluzioni analogiche si passa a quelle digitali, in cui i benefici dell’ecologia saranno misurabili per il business. Le aziende smetteranno di guardare alla sostenibilità attraverso l’amplificazione del marketing. Mi aspetto che ci attenda una svolta, che porterà a cambiamenti fondamentali nel funzionamento delle imprese, principalmente nel settore della produzione e della logistica.

E il marketing non sarà più necessario?

AG: In tempi turbolenti in cui si assiste a una crisi umanitaria che incide sulla condizione dell’economia globale, il fattore che maggiormente influenza le decisioni di acquisto è il prezzo. Ora la questione è come il marketing può aiutare a rafforzare il messaggio che “green significa economico”. Ne abbiamo già molti di esempi oggi. Personalmente, apprezzo molto la tendenza minimalista nel design del packaging. Sembrano semplici, ma questo è ciò che li distingue sul mercato almeno ora ed è facile da riciclare. Inoltre, questo cambiamento non si limita al packaging. Diamo un’occhiata a cosa sta succedendo con i prodotti che annunciano nuovi modelli di business. Uno di questi è, ad esempio, una borsa per bicicletta Vaude, la cui struttura principale è realizzata in plastica riciclata. Questo prodotto è stato sviluppato in collaborazione con Interzero in Germania.

Quindi l’hardware e il software della nuova gestione dei rifiuti si stanno sviluppando.

AG: Tali soluzioni sono foriere di una nuova economia circolare. Ad esempio, collaboriamo con la società irlandese PEL, che ha creato i contenitori per rifiuti solari BriteBin Solar connessi a Internet. I sensori installati in essi inviano informazioni sul livello di riempimento del bidone all’azienda di gestione della raccolta dei rifiuti. Questa tecnologia si è già dimostrata valida in diverse città. Di conseguenza, il numero di raccolte di rifiuti è stato ridotto fino al 90%. Aggiungo che il dispositivo stesso può essere dotato di una pressa che comprime i rifiuti e di una serie di altri accessori, come un filtro dell’aria o un router Wi-Fi.

Quindi sarà la digitalizzazione a cambiare la gestione dei rifiuti.

AG: La digitalizzazione significa una nuova qualità della gestione dei rifiuti. Garantisce trasparenza, consente di ottimizzare i costi ed eliminare incidenti indesiderati legati alla “scomparsa” delle materie prime. Attualmente stiamo lavorando con un team internazionale su un’altra soluzione per il cliente, che gli fornirà la possibilità di monitorare i suoi flussi di rifiuti durante l’intero ciclo di vita del prodotto. Tutti i dati saranno disponibili nell’app. Il cliente potrà verificare di aver bisogno, ad esempio, di 200 tonnellate di rPET, e potrà vendere il resto. Non abbiamo mai avuto una fonte di dati così affidabile prima d’ora. Questo progetto è anche una preparazione alle sfide legate al Passaporto dei Prodotti Digitali di cui ai regolamenti adottati nell’ambito del Green Deal europeo. Consentirà di utilizzare i dati per identificare il prodotto, la sua origine e composizione.

Questo significa la fine della classica gestione dei rifiuti?

AG: Credo che la classica gestione dei rifiuti stia lentamente diventando un ricordo del passato. Cambiano le tecnologie, le normative, ma soprattutto l’atteggiamento degli imprenditori, come dimostra la costruzione di nuovi modelli di business. Infine, i rifiuti e il riciclaggio iniziano a essere percepiti come una fonte sicura ed efficace di materie prime strategiche.


Il cronoprogramma della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare

La Strategia era già stata pubblicata nel giugno del 2022 assieme al Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. L’arco temporale delle misure va dall’ultimo trimestre del 2022 alla fine del 2026, termine entro il quale saranno completati tutti gli investimenti e le riforme del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La volontà di avviare il cambiamento si fa sempre più concreta con l’approvazione di tempistiche e strategie per avanzare verso la completa circolarità dell’economia. Il Ministero della Transizione Ecologica ha approvato un cronoprogramma con l’obiettivo si assicurare al Paese una strada già programmata attraverso le indicazioni di tempistiche e dettagli relative ai piani per già previsti nella Strategia Nazionale per l’Economia Circolare.

Il MiTE definisce gli schemi di decreto per l’istituzione di sistemi di responsabilità estesa del produttore (Epr) per filiere strategiche “circolari” come quella tessile e quella delle plastiche non destinate all’imballaggio. In materia di ‘end of waste’ tra primo e quarto trimestre del 2023, scrive il Ministero, si accelererà sull’emanazione dei decreti nazionali con i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto. Seguendo le tempistiche dettate dal programma, il Ministero emanerà decreti su terre di spazzamento, plastiche miste, tessili e pile e accumulatori. Inoltre, è prevista l’adozione del regolamento per l’autorizzazione semplificata alla preparazione per il riutilizzo entro la fine del 2023.

Tra le tempistiche da rispettare ritroviamo l’impegno alla trasmissione dello schema di decreto ministeriale che definisce la disciplina del Registro elettronico nazionale di tracciabilità dei rifiuti (Rentri). Tra gli altri punti da rispettare secondo il programma figura l’individuazione dei sussidi dannosi all’ambiente che si pongono come ostacolo per l’Implementazione per la Strategia per l’Economia Circolare. Entro la fine dell’anno, si punta a completare l’iter per l’approvazione dei decreti ministeriali che dovranno stabilire le regole del sistema e introdurre i nuovi modelli digitali dei registri di carico e scarico e dei formulari di identificazione dei rifiuti.

La governance della strategia è stata affidata all’Osservatorio per l’Economia Circolare che ha il compito di monitorare, definire e identificare i passaggi e i target durante l’applicazione della Strategia e di aggiornare il cronoprogramma. Il report sull’attuazione della Strategia sarò aggiornato a cadenza annuale e pubblicamente accessibile sul sito istituzionale del MiTE.

La transizione verso l’economia circolare non avviene solo tramite regolamenti e decreti, ma è incentivata dal progresso di progetti e schemi di incentivazione finanziaria, di semplificazione delle reti di impresa con finalità circolari, di rigenerazione di brown areas in ecodistretti circolari in ottica di simbiosi industriale. Per questo motivo, il MiTE, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, dichiara il proprio impegno di puntare anche sui sistemi di supporto tecnico alle normative.

L’approvazione di programmi che vedono come obiettivo la completa trasformazione dell’economia in un sistema circolare mostra come ogni tipo di impegno, da parte di consumatori, di aziende, di produttori e delle Istituzioni. Destreggiarsi attraverso le normative europee e locali non rappresenta un ostacolo se affiancati da professionisti del settore come Interzero: con il nostro impegno nel sostegno delle aziende agiamo nell’interesse dell’ambiente e della transizione verso l’economia circolare.


Salviamo gli animali dalla plastica

L’inquinamento ambientale coinvolge la vita di vegetali e animali di tutto il pianeta: si stima che ogni anno muoiano un milione e mezzo di animali, di cui la maggior parte sono pesci e uccelli marini. Una ricerca dell’Istituto Francese di Ricerca e Sviluppo ha sottolineato come il problema non sia solo la plastica ingerita dagli animali, ma anche quella che si avvolge, ad esempio, attorno al collo delle tartarughe, causandone la morte per soffocamento.

Interzero Italia, partner leader in soluzioni ambientali integrate in ottica di economia circolare, vuole essere parte del cambiamento: la riduzione l’impatto umano sugli ambienti marini comincia dalla raccolta terrestre dei materiali inquinanti.