35 anni di Interzero: una storia che dimostra che l’economia circolare funziona

35 anni di Interzero: una storia che dimostra che l’economia circolare funziona

Non tutte le aziende possono dire di aver contribuito in modo costante a cambiare, per 35 anni, il modo in cui interi settori pensano e agiscono. Interzero è una di queste rare eccezioni. Questo anniversario non è solo una ricorrenza simbolica, ma l’occasione per raccontare una storia fatta di coraggio, visione e innovazione, nata in anticipo sui tempi e oggi capace di orientare il percorso verso un’economia più sostenibile in Europa.

Dalla normativa all’innovazione: come tutto è iniziato

Le origini di Interzero risalgono ai primi anni Novanta, quando il tema della responsabilità estesa del produttore per i rifiuti di imballaggio stava iniziando a farsi strada nella consapevolezza delle aziende. Fin dall’inizio, l’organizzazione ha puntato su soluzioni sistemiche: la creazione di meccanismi efficaci di raccolta, selezione e riciclo, in grado di chiudere concretamente il ciclo delle materie prime.

Quello che inizialmente era nato come risposta a un quadro normativo in evoluzione si è presto trasformato nello stimolo per sviluppare un nuovo modello di business, fondato sui principi dell’economia circolare.

Oggi, la visione di un mondo senza rifiuti non è per Interzero uno slogan di marketing, ma la base concreta di ogni attività. L’azienda dimostra, da anni, che tutela delle risorse e successo economico possono andare di pari passo. Cicli chiusi dei materiali, sistemi di raccolta intelligenti, tecnologie di selezione avanzate e riciclati di alta qualità sono il risultato di una combinazione coerente di competenze operative e innovazione continua.

Un aspetto fondamentale è che Interzero opera sempre tenendo conto delle reali esigenze del mercato. Supporta clienti B2B in tutta Europa, progettando soluzioni su misura per settori e sfide diverse: dagli obblighi ambientali all’efficienza dei materiali, fino al reporting ESG.

Servizi che si sono evoluti insieme al mercato

Nel corso di 35 anni, il portafoglio dei servizi di Interzero si è ampliato e sviluppato in modo significativo. Accanto alle soluzioni classiche di riciclo, oggi include:

  • servizi completi di gestione dei rifiuti per le aziende,
  • consulenza ambientale e strategica in ambito di sviluppo sostenibile,
  • sistemi di logistica inversa e gestione del fine vita dei prodotti,
  • strumenti digitali a supporto della gestione dei dati ambientali, dei rifiuti e dell’impronta di carbonio,
  • impianti di selezione avanzati e produzione di materie prime seconde certificate.

Tutto questo dimostra che Interzero non si limita a reagire ai cambiamenti del mercato, ma spesso li anticipa, contribuendo attivamente alla definizione di nuovi standard.

Convertiamo i rifiuti in risorse preziose grazie a soluzioni tecnologiche e innovative

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Affianchiamo le aziende nell’analisi e nella valutazione della conformità ai requisiti normativi, supportandole nei processi di adeguamento.

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Offriamo soluzioni personalizzate per la gestione di tutti i rifiuti aziendali, promuovendo l’economia circolare in ogni settore. Con il nostro supporto, ottimizzi i processi, riduci i costi e valorizzi ogni risorsa.

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Guardando al futuro

Il 35° anniversario è un momento di riflessione, ma anche un segnale chiaro: questo è solo l’inizio. Le sfide che attendono Interzero sono ancora molteplici – dalla trasformazione industriale all’aumento degli obblighi normativi, dalla pressione sulla riduzione delle emissioni alla reale diminuzione del consumo di risorse.

La risposta rimane quella che ha caratterizzato il DNA dell’azienda sin dall’inizio: innovazione, coraggio nel pensiero e coerenza nell’azione.

L’anniversario di Interzero ci ricorda che il cambiamento è possibile, quando esistono visione e determinazione per realizzarlo. E un’economia senza rifiuti? Grazie a realtà come questa, smette di essere un’idea e diventa uno standard.


Earth Overshoot Day? Un po' più tardi, grazie a Interzero!

Earth Overshoot Day: il giorno in cui l’umanità ha utilizzato più risorse naturali di quante la Terra possa rigenerare in tutto l’anno. Quest’anno, arriveremo a questa data con un anticipo di otto giorni rispetto all’anno scorso. Ma questo non è inevitabile.

Le stime della Global Footprint Network, basate sullo studio “Resources SAVED” di Fraunhofer UMSICHT, dimostrano che gli strumenti dell’economia circolare stanno funzionando: insieme ai clienti e ai partner, Interzero sta posticipando l’Earth Overshoot Day di oltre 10 minuti a livello globale.

Anche se l’umanità vive in debito ecologico fin dalla fine di luglio, Interzero sta dimostrando in modo impressionante che un’economia circolare ben funzionante ha un impatto positivo sulla protezione delle risorse e del clima. Ogni confezione riciclata, ogni dispositivo elettrico riutilizzato e ogni batteria raccolta correttamente riduce la necessità di risorse primarie e rappresenta un passo importante verso la nostra visione di un mondo senza rifiuti.

Mathis Wackernagel: “Negli ultimi anni, abbiamo perfezionato le nostre valutazioni su come le attività di Interzero stiano riducendo il sovrasfruttamento ecologico globale. I nostri ultimi calcoli confermano che l’azienda, insieme ai suoi clienti, è riuscita a posticipare questa giornata di diversi minuti. Ciò significa che Interzero è veramente circolare: più agisce, più si riduce l’entità del debito ecologico globale.”

La plastica come risorsa chiave

Interzero considera la plastica una leva particolarmente importante per posticipare l’Earth Overshoot Day. Oltre il 50% delle materie prime primarie risparmiate proviene dal riciclo degli imballaggi in plastica, in particolare degli imballaggi leggeri (LWP). Tuttavia, il ritorno e il riciclo degli imballaggi leggeri non rappresentano solo un contributo significativo in termini di volume nell’ambito del Sistema Duale, ma anche i risparmi in questo settore sono particolarmente elevati.

Regole del gioco migliorate e standardizzate

Tuttavia, il potenziale è tutt’altro che esaurito. Oltre alle decisioni dei singoli consumatori e a una migliore raccolta differenziata, sono soprattutto necessari un quadro strutturale più efficace e la promozione dell’innovazione per poter azionare davvero la leva principale dell’economia circolare. I punti di intervento sono numerosi: l’espansione dei sistemi di raccolta differenziata, l’introduzione precoce di nuovi regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR), l’attuazione coerente degli appalti pubblici sostenibili e la priorità agli imballaggi riciclabili. Anche un sistema di deposito per batterie e accumulatori potrebbe contribuire a migliorare la sicurezza in tutto il settore. È necessario un quadro politico chiaro che favorisca l’innovazione tecnologica e garantisca gli investimenti nell’economia circolare.

Sybilla Merian: “Le idee ci sono – potenti, efficaci, lungimiranti. Persone impegnate, progetti audaci e tecnologie innovative stanno già rendendo l’economia circolare un vero game changer. Ma serve di più per ancorare questo cambiamento nel lungo periodo: dobbiamo riscrivere le regole del gioco, con coraggio, insieme e con uno sguardo rivolto a un futuro degno di essere vissuto.”

L’Earth Overshoot Day ci mostra che stiamo vivendo ben oltre le nostre possibilità. Ma possiamo agire, insieme a un team motivato e dedicato ad attivare un’economia circolare ben funzionante.

Nota sulla metodologia di calcolo

Il Global Footprint Network basa i propri calcoli su uno strumento di contabilità delle risorse chiamato Impronta Ecologica. Utilizzando questi dati, l’organizzazione no-profit confronta la domanda attuale di risorse da parte dell’umanità o di una popolazione con la capacità della Terra di rigenerarsi biologicamente. Gran parte dei dati utilizzati per stimare il contributo di Interzero alla conservazione delle risorse proviene dallo studio resources SAVED by Recycling, condotto dal Fraunhofer Institute for Environment, Safety and Energy Technology UMSICHT. Una volta all’anno, Interzero incarica questi ricercatori di calcolare la quantità di gas serra e risorse risparmiate grazie alle attività dell’azienda.

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    Gualapack si affida a "Made for Recycling"

    20 punti su 20: con questo risultato, il “Pouch 5” di Gualapack si conferma un vero campione di riciclabilità. Il principale fornitore di buste monomateriale ha già sottoposto più volte i propri imballaggi allo standard di analisi “Made for Recycling”, ottenendo così preziose indicazioni per un design più sostenibile. “Con Pouch 5 abbiamo sviluppato la prima busta stand-up con beccuccio in monomateriale di polipropilene altamente riciclabile”, afferma Lorenzo Sacchi, Sustainability Manager del produttore italiano Gualapack S.p.A. “L’esperienza di Interzero è stata e continua ad essere fondamentale per noi nella verifica della riciclabilità.”

    “Con Pouch 5 abbiamo sviluppato la prima busta stand-up con beccuccio in monomateriale di polipropilene altamente riciclabile”

    Lorenzo Sacchi, Sustainability Manager di Gualapack SpA

    Riciclabilità con tanto di certificazione

    Gli imballaggi sostenibili non sono più una sola questione d’immagine. Secondo quanto previsto dalla Commissione Europea, presto sarà la riciclabilità a determinare se un imballaggio potrà essere immesso sul mercato. Parola chiave: PPWR – il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi prevede infatti che, a partire dal 2030, tutti gli imballaggi dovranno essere riciclabili.

    “Con ‘Made for Recycling’ aiutiamo i nostri clienti a determinare la reale riciclabilità dei loro imballaggi, ottimizzandoli se necessario e sviluppando nuove soluzioni sostenibili e orientate al futuro”, spiega Frank Kurrat, Managing Director di Interzero Recycling Alliance. “In questo modo, le aziende possono distinguersi in modo sostenibile dalla concorrenza anche grazie ai propri imballaggi.”

    A differenza di molte dichiarazioni “green”, il marchio “Made for Recycling” si basa su criteri chiaramente definiti e scientificamente fondati. Lo standard internazionale per la riciclabilità degli imballaggi si fonda su una metodologia di valutazione sviluppata da Interzero in collaborazione con il bifa Umweltinstitut e validata dal Fraunhofer Institute per la tecnologia dei processi e degli imballaggi (IVV). L’analisi degli imballaggi avviene presso il centro di competenza Interzero Plastics Innovation in Slovenia – la prima e finora unica struttura di ricerca accreditata nell’Unione Europea specializzata nello sviluppo e nell’analisi delle plastiche da riciclo. Qui gli specialisti analizzano non solo i materiali e il design degli imballaggi, ma anche le effettive possibilità di selezione e riciclo, che possono variare notevolmente da un paese all’altro.

    Il monomateriale convince

    Per Gualapack, l’impegno per la riciclabilità ha sicuramente dato i suoi frutti. Nel 2021, la busta in PP monomateriale ha vinto il Best Packaging Award in Italia e oggi viene utilizzata da marchi importanti come Nestlé e Kraft Heinz. “Oggi Pouch 5 è il nostro prodotto di punta e rappresenta circa un terzo del nostro fatturato nel settore degli imballaggi flessibili”, afferma Lorenzo Sacchi.
    Anche in termini di qualità, l’imballaggio in plastica monomateriale non ha nulla da invidiare alla versione standard: può essere infatti sterilizzato e pastorizzato, rendendolo adatto al confezionamento di yogurt o alimenti per l’infanzia; può essere anche stampato facilmente sullo strato esterno.
    Il vantaggio evidente della versione monomateriale è che, dalla produzione al riciclo, genera circa il 40% in meno di emissioni di gas serra rispetto alla busta standard – un incentivo in più per le aziende attente alla riduzione della propria impronta di CO₂

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      R.E.N.T.Ri: al via il nuovo obbligo per la tracciabilità dei rifiuti

      I soggetti obbligati

      Le tempistiche di iscrizione: i tre gruppi

      La normativa prevede scadenze differenti a seconda della tipologia di attività svolta e del numero di dipendenti. Sono stati perciò individuati tre gruppi:

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      Il nostro team è a disposizione per chiarire qualsiasi dubbio!

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        Italian Overshoot Day 2025

        Italia stilizzata

        Perché l'Overshoot Day del nostro Paese è un problema?

        • Consumo eccessivo delle risorse: utilizziamo quasi il doppio delle risorse che il nostro ecosistema può offrire
        • Cambiamento climatico e perdita di biodiversità: l’aumento del consumo di risorse genera più emissioni di gas serra e minaccia gli habitat naturali
        • Eredità a rischio per le prossime generazioni: ogni Overshoot Day anticipato significa meno risorse per chi verrà dopo di noi

        La buona notizia? Possiamo ancora cambiare le cose!

        Interzero: let's move the date!

        Come azienda leader nell’economia circolare, ci impegniamo per un mondo senza rifiuti. Il riciclo e il riutilizzo dei materiali proteggono il pianeta, riducono le emissioni di gas serra e contribuiscono a ritardare l’Overshoot Day.

        Che cosa possiamo fare insieme per cambiare le cose?

        • progettare prodotti pensati per il riciclo
        • utilizzare principalmente materiali riciclati
        • ottimizzare i processi per l’efficienza delle risorse
        • adottare pratiche sostenibili lungo tutta la filiera

        Puntare sull’economia circolare significa garantire un uso più sostenibile delle risorse, maggiore sicurezza e risparmio nei costi.

        Il cambiamento inizia da ciascuno da noi, ma servono anche scelte concrete da parte della politica e del mondo economico.

        Per ottenere un cambiamento duraturo, infatti, non bastano solo le azioni individuali. Aziende e decisori politici devono agire insieme per rafforzare l’economia circolare e creare incentivi per un’economia sostenibile.

        Agiamo ora e posticipiamo l’Italian Overshoot Day!

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          Piccola pianta che nasce da un terreno arido

          Come il cambiamento climatico sta influenzando le nostre vite

          Foresta colpita dal cambiamento climatico

          Impatto sulla salute e sulla qualità della vita

          Negli anni è diventato evidente come la crisi climatica incida anche sulla salute della popolazione mondiale. Si prevede un aumento della mortalità legata alle ondate di calore, un incremento di malattie trasmesse attraverso gli alimenti (soprattutto di origine animale), la diffusione di organismi nocivi per piante e foreste, e un peggioramento della qualità dell’aria. Tutti questi fattori minacciano la qualità e la durata della vita quotidiana.

          Conseguenze economiche e infrastrutturali

          Il cambiamento climatico rappresenta una sfida anche per il mondo economico. Le imprese devono affrontare difficoltà legate al danneggiamento di infrastrutture e edifici. Mentre nel Nord Europa si riduce la domanda di riscaldamento, nel Sud cresce quella per il raffreddamento, con possibili picchi estivi nella domanda energetica. Inoltre, eventi meteorologici estremi mettono a rischio le infrastrutture energetiche, mentre inondazioni e siccità colpiscono duramente agricoltura e silvicoltura.

          Il caffè: un esempio quotidiano degli effetti della crisi climatica

          Possiamo riconoscere gli effetti del cambiamento climatico anche nella nostra quotidianità. Prendiamo una tazzina di caffè, ad esempio: com’è possibile ricondurla alla crisi ambientale? Il caffè è una delle materie prime più commercializzate a livello globale. Come evidenzia lo studio della FAO, Global coffee market and recent price developments, la filiera del caffè dà sostentamento a 25 milioni di famiglie in tutto il mondo. Il peggioramento delle condizioni climatiche nei principali paesi produttori (tra cui il Brasile e il Vietnam, che rappresentano quasi il 50% della produzione globale) influisce negativamente sulla produzione a lungo termine, determinando un aumento dei costi di spedizione e dei prezzi del caffè per i consumatori. Le fluttuazioni dei prezzi internazionali sono una caratteristica comune nei mercati delle materie prime agricole e quella del caffè non fa eccezione.

          La FAO si fa sostenitrice di una maggiore trasparenza del mercato in modo che tutti abbiano accesso a informazioni affidabili e aggiornate sul prodotto. I mercati trasparenti possono permettere ai produttori di prendere delle decisioni informate e pianificare le loro attività di produzione, in modo da ridurre i rischi di shock e volatilità del mercato. Un mercato trasparente può essere il primo passo verso un mercato sostenibile che salvaguarda sia i milioni di piccoli produttori che i consumatori.

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            La nuova realtà circolare per le imprese in Italia

            Grattacieli e piante

            L'economia circolare in Italia: uno sguardo d'insieme

            Lo stato dell’economia circolare nelle imprese italiane lascia ben sperare per un futuro più sostenibile. Il nostro Paese si distingue come uno dei più virtuosi nella transizione verso un modello produttivo circolare. Ma qual è il quadro completo della circolarità in Italia? A questa domanda risponde l’approfondimento “Economia circolare: una leva per la competitività delle imprese”, realizzato dalla Direzione Strategie Settoriali e Impatto del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti (CDP).

            Le imprese italiane e le pratiche di economia circolare

            Nel 2024, quasi la metà delle imprese italiane ha dichiarato di aver adottato almeno una pratica di economia circolare. Il riciclo rimane la strategia più diffusa, mentre sono meno comuni le soluzioni volte a prolungare la durata d’uso di prodotti e componenti. La circolarità conviene, come viene mostrato dal risparmio sui costi di produzione pari a 16 miliardi di euro. Questo, però, è solo il 15% del potenziale teorico stimato al 2030.

            L'Italia tra i leader europei della circolarità

            Come già anticipato, l’Italia si distingue in Europa come uno dei Paesi più in linea con i modelli di produzione circolare e le linee guida di sostenibilità. In particolare, le performance migliori sono ottenute relativamente al tasso di avvio a riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali), alla produttività delle risorse, ovvero la massimizzazione del valore economico generato per unità di consumo di materia, e il tasso di utilizzo di materiali circolari, che nel 2023 è arrivato al 20,8%, quasi il doppio della media UE (11,8%). Le pratiche di economia circolare abbracciano l’intero ciclo di vita di un prodotto, dallo sviluppo al post-utilizzo.

            Le sfide per le PMI e il ruolo del supporto istituzionale

            Tuttavia, in Europa prevalgono ancora iniziative focalizzate sulla fase del post- utilizzo, riflettendo la forte attenzione che il nostro Paese e molti altri dedicano al riciclo, che ha raggiunto un tasso medio di adozione del 60%. Il 42% delle imprese italiane ha già adottato almeno una misura di economia circolare e un ulteriore 22% intende farlo in futuro. Lo studio di CDP offre un quadro completo sul livello di adozione di pratiche circolari nell’ambito dei business italiani. Il tasso di adozione è del 46% tra le grandi aziende, mentre si ferma al 37% tra le piccole. CDP sottolinea come le persistenti barriere strutturali e operative (come la difficoltà di accesso al credito e la mancanza di know-how) continuino a rappresentare un ostacolo per le PMI, portando ad un aumento, rispetto al 2022, della quota di imprese meno inclini a intraprendere percorsi di economia circolare.

            Come accelerare la transizione circolare?

            Per valorizzare i progressi già compiuti e incentivare una più ampia adozione dell’economia circolare, è fondamentale un maggiore supporto istituzionale. Migliori accessi agli investimenti, un sistema di finanza sostenibile e un solido apparato formativo sono elementi chiave per aiutare le imprese, in particolare le PMI, a superare gli ostacoli e abbracciare un futuro più sostenibile.

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              Mondo stilizzato, sullo sfondo un grafico.

              Il pacchetto Omnibus cambierà le regole della rendicontazione ESG

              Le informazioni chiave sul pacchetto di semplificazione

              Il 26 febbraio 2025 la Commissione Europea ha presentato il pacchetto di semplificazioni annunciato nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Omnibus è il primo dei pacchetti previsti, finalizzati ad aumentare la competitività e l’attrattività degli investimenti nelle imprese dell’UE.

              Le premesse

              Omnibus è un insieme di proposte volte a semplificare la normativa dell’UE, rendere le imprese europee più attrattive e sbloccare ulteriori opportunità di investimento. Secondo le stime della Commissione Europea questo porterà a una riduzione del 25% degli oneri amministrativi per gli enti obbligati a rendicontare lo sviluppo sostenibile, mentre per il settore delle PMI il calo previsto è del 35%.

              Le modifiche previste dal pacchetto Omnibus riguarderanno principalmente:

              • rendicontazione finanziaria sostenibile,
              • due diligence nella rendicontazione dello sviluppo sostenibile,
              • tassonomia dell’UE,
              • meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM),
              • programmi di investimento europei.

              Secondo i calcoli della Commissione Europea, l’attuazione delle proposte annunciate porterà a risparmi per 6,3 miliardi di euro e a un aumento della spesa per investimenti pubblici e privati di 50 miliardi di euro. Come dichiarato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ulteriori semplificazioni sono già previste a breve.

              Il pacchetto Omnibus ritarderà l'obbligo di rendicontazione ESG e alleggerirà le PMI

              Il pacchetto di semplificazioni adottato dalla Commissione Europea prevede diverse modifiche chiave:

              • L’obbligo di rendicontazione ESG sarà posticipato di 2 anni (al 2027 o 2028) per tutti gli enti inizialmente tenuti a presentare report ESG nel 2025 o 2026.
              • Il numero di enti obbligati a rendicontare le informazioni sulla sostenibilità sarà ridotto dell’80%.
              • La rendicontazione dello sviluppo sostenibile sarà obbligatoria solo per le grandi imprese con oltre 1.000 dipendenti e un totale di bilancio superiore a 25 milioni di euro o ricavi netti superiori a 50 milioni di euro.
              • Grazie alla limitazione delle informazioni richieste lungo la catena del valore, gli obblighi di rendicontazione ESG imposti alle grandi imprese non graveranno sulle entità più piccole.

              La riduzione degli oneri per le PMI comporterà anche una diminuzione della frequenza delle valutazioni e del monitoraggio dei partner, passando da intervalli annuali a quinquennali. Se necessario, l’ente tenuto alla rendicontazione ESG potrà comunque effettuare una valutazione ad hoc.

              Un aspetto importante è che Omnibus mantiene la possibilità di rendicontazione ESG volontaria per gli enti che saranno coperti dalla direttiva CSRD in futuro. In questo modo, la Commissione mira a garantire l’accesso ai finanziamenti sostenibili, che in molti casi richiedono la presentazione di rendicontazioni non finanziarie.

              Limitazione e semplificazione come principi chiave del pacchetto Omnibus

              Oltre a ridurre il numero di soggetti coinvolti dalla direttiva CSRD, la Commissione Europea intende abbassare i costi legati alla preparazione dei report ESG. Omnibus promette agli imprenditori una riduzione delle spese per la certificazione della rendicontazione ESG, eliminando il requisito della certificazione con “assurance ragionevole”. Sarà invece richiesta solo la certificazione con “assurance limitata”.

              Il pacchetto Omnibus prevede inoltre la semplificazione degli standard ESRS, riducendo la quantità di dati ESG da divulgare. Inoltre, la Commissione ha annunciato che non verranno adottati standard settoriali, ovvero insiemi di linee guida specifiche per ogni settore industriale. Gli imprenditori avranno anche la possibilità di riportare azioni parzialmente conformi alla tassonomia dell’UE, supportando così una transizione graduale verso lo sviluppo sostenibile.

              Cos’altro cambierà con l’introduzione di Omnibus?

              • I modelli di rendicontazione saranno notevolmente semplificati: Omnibus prevede una riduzione del loro numero fino al 70%.
              • I piccoli importatori saranno esclusi dal meccanismo CBAM (la cosiddetta tassa sul carbonio) e dall’obbligo di rendicontazione trimestrale. Per gli altri importatori, il meccanismo sarà semplificato.

              L'UE punta su competitività e obiettivi climatici

              Il pacchetto Omnibus rappresenta un compromesso tra gli obiettivi climatici ed economici che l’Unione intende perseguire. L’alleggerimento degli obblighi di rendicontazione e delle politiche climatiche risponde alla situazione economica e politica attuale, che richiede la creazione di condizioni più favorevoli per lo sviluppo economico. La direzione dei cambiamenti proposti punta a creare un ambiente più favorevole per le imprese, favorendo la crescita, l’innovazione e la creazione di nuovi posti di lavoro.

              Oltre a una serie di semplificazioni e agevolazioni, sono previsti anche incentivi finanziari. La Commissione ha proposto una serie di modifiche volte a facilitare l’uso dei programmi di investimento dell’UE, come InvestEU ed EFSI. Si prevede che ciò consentirà di sbloccare circa 50 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati aggiuntivi, facilitando il sostegno agli imprenditori innovativi e semplificando i requisiti amministrativi che hanno rappresentato un onere significativo, soprattutto per le PMI.

              L’ambito dettagliato del pacchetto Omnibus è disponibile sul sito web della Commissione Europea (in inglese).

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                Simbolo del riciclo e titolo inserito in un cerchio azzurro, simbolo di Interzero.

                Bando CONAI Ecopack 2025

                Anche quest’anno il CONAI – Consorzio Nazionale Imballaggi ha indetto il Bando per l’ecodesign, dando il via alla dodicesima edizione.

                Che cos'è e come funziona

                Il “Bando CONAI per l’ecodesign degli imballaggi nell’economia circolare – Valorizzare la sostenibilità ambientale degli imballaggi” ha l’obiettivo di sensibilizzare le aziende italiane all’importanza di immettere sul mercato imballaggi sempre più “green” e sempre meno impattanti. Al Bando possono partecipare tutte quelle aziende che, nel biennio 2023-2024, hanno investito in nuovi packaging sostenibili, in grado di ridurre l’impatto ambientale rispetto agli imballaggi utilizzati più frequentemente.

                Per accedere al Bando le aziende devono quindi aver lavorato sui propri imballaggi effettuando interventi di ecodesign e agendo su almeno una delle seguenti leve: riutilizzo, facilitazione delle attività di riciclo, utilizzo di materie provenienti da riciclo, risparmio di materia prima, risparmio di materia prima vergine, ottimizzazione della logistica, semplificazione del sistema di imballo, ottimizzazione dei processi produttivi e (novità di quest’anno) ricarica.

                Le aziende potranno iscriversi al bando entro il 30 aprile 2025. Le valutazioni saranno effettuate tramite lo strumento Eco Tool CONAI, che consente di analizzare gli effetti delle azioni di prevenzione adottate sugli imballaggi tramite un’analisi LCA semplificata. In questo modo è possibile quantificare i benefici ambientali ottenuti, misurando il risparmio energetico e idrico, così come la riduzione delle emissioni di CO2.

                I vincitori potranno accedere a un montepremi complessivo di 600.000 euro, oltre a ricevere un riconoscimento per le migliori soluzioni di ecodesign, volto a rafforzare la loro reputazione in materia di sostenibilità e responsabilità ambientale. Nell’edizione dello scorso anno CONAI ha scelto di premiare ben 248 casi su 414 presentati. Clicca qui per scoprire di più sui risultati 2024.

                Il supporto di Interzero

                Interzero ti affianca in ogni fase del Bando, garantendoti un supporto completo e personalizzato, dalla fase iniziale di presentazione dei casi fino alla conclusione dell’intero processo e alla premiazione finale. Partecipare al Bando può essere un percorso articolato e complesso, che richiede particolare attenzione nella preparazione della documentazione e nella corretta compilazione dei moduli richiesti. Ogni dettaglio è fondamentale: è necessario rispettare scrupolosamente le linee guida, fornire dati precisi e assicurarsi che tutte le informazioni siano conformi ai requisiti richiesti. Grazie alla nostra esperienza e competenza, ti aiutiamo a evitare errori che potrebbero rallentare o compromettere l’iter di valutazione, offrendoti consulenza mirata per affrontare ogni passaggio con sicurezza e massimizzare le tue possibilità di successo.

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                  Locandina Webinar

                  Obblighi EPR Slovenia e Croazia | Webinar

                  Locandina Webinar

                  Speaker e agenda

                  I nostri relatori, entrambi consulenti ambientali, Katariina Jerbić per la Croazia e Matej Marka per la Slovenia, illustreranno gli obblighi ambientali con un focus particolare sulla Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) in Slovenia e Croazia.

                  Partecipando al webinar potrete approfondire i seguenti argomenti:

                  • Introduzione agli obblighi ambientali nelle normative slovena e croata
                  • Spiegazione della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR)
                  • Flussi di rifiuti obbligatori in Slovenia e Croazia
                  • Obbligo di licenza per venditori e produttori e-commerce
                  • Chi è obbligato ad avere un rappresentante autorizzato in Croazia e Slovenia
                  • Obblighi di rendicontazione
                  • Best practice e supporto per le aziende
                  • Sessione di domande e risposte

                  Navigare nel panorama degli obblighi ambientali dell’UE può essere complicato senza un partner affidabile. Un’occasione imperdibile per chiarire i tuoi obblighi e ricevere supporto da esperti!

                  Il webinar si terrà in inglese.

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